Archivio per 14 settembre 2007

Stupidità

Aveva fissato un appuntamento con Lorenzo, un ragazzo che aveva conosciuto ad una festa. Dopo aver bevuto una cosa assieme, il giovane l’aveva portata a fare un giro in auto. Era una bellissima serata e il ragazzo aveva parcheggiato la vettura di fonte al mare.

“Sei molto carina e anche molto simpatica. Hai qualcosa di diverso, tu”  le disse lui, senza sapere esattamente cosa stesse dicendo.“E tu non sai quanto, tanto che potrebbe non piacerti. Grazie, comunque” rispose ridendo.Lui, chiaramente, non capì l’allusione e la guardò per un attimo con aria interrogativa.
Poi le si avvicino e le sussurrò: “Mi piacerebbe darti in bacio”.

Lei chiuse gli occhi e sorrise. Poi lui l’abbracciò. Piano piano le mani del giovane scesero. Appena arrivò alla coscia destra sentì degli strani aggeggi e si fermò.

“Oh, hai sentito queste? disse toccando le cinghie che le assicuravano la protesi alla coscia

“Beh, non è niente: sono solo le cinghie della mia gamba di legno” aggiunse trattenendo a stento un sorriso pensando alla faccia che avrebbe fatto il ragazzo.

Lui cambiò colore e si ritrasse bruscamente.

“Oh, scusa … scusami. Io non … non sapevo … si. Insomma che tu …”

“Che io cosa, che sono zoppa, un’infelice?” aggiunse lei con tono affettatamente brusco.

“N… no… io ….non volevo …” balbettò vistosamente imbarazzato.

“Te l’avevo detto, che ero speciale!” rise. “Dai, tranquillo, stavo scherzando. Davvero. Non ce l’ho con te”.

Era vero. Chiara non era arrabbiata con Lorenzo; le gente ha spesso paura delle diversità, di ciò che non conosce. E lei faceva parte di esse. Tutto qui. E oramai lo aveva imparato a sue spese. Ma non era stato sempre così facile.

Per tutto il tragitto di ritorno il ragazzo non disse una parola, tanto era il suo imbarazzo. Arrivato sotto casa di Chiara, balbettò qualche frase.

“Chiara, non so come scusarmi. Io non volevo …”

“Non volevo cosa, Lorenzo, trattarti come una persona normale, è questo che vuoi dirmi? Ricorda che il fatto che mi manchi una gamba non vuol dire che non sia una ragazza normale. Mi piace essere baciata e avere degli amori, se solo mi se ne dà la possibilità. Comunque, lascia stare, davvero. Ciao”.

Lo salutò gentilmente, gli sorrise e scese dalla macchina. Si voltò e una piccola lacrima cercò di fuggire dai suoi occhi per raggiungere a capofitto il marciapiede. Forse il callo non ci si fa mai del tutto.

Un bambino le si avvicinò e la distolse dai suoi pensieri. Lo guardò, gli sorrise e gli disse: “Ciao, come ti chiami?”
“Marco” rispose il bimbo fissando il moncherino.
Se ne accorse e lo guardò negli occhi e non vide malizia o giudizio ma solo curiosità. Pensò che i bambini vedono soltanto quello che c’è senza pensarci tanto sopra; loro vivono le cose con chiarezza, colgono l’essenza, il succo delle cose. Poi vengono educati, crescono e diventano come noi. Forse è sbagliato: non si dovrebbe insegnargli a diventare adulti ma imparare da loro a tornare bambini.

“Come mai la tua gamba è più corta e strana?” chiese candidamente.

“Ho avuto una malattia, Marco, e hanno dovuto tagliarmene un pezzettino”

“E hai sentito male?”

“Un po’”

“E ora come fai a camminare?”

“Vedi?” indicò la protesi “ho un’altra gamba finta!”

Il bimbo la guardò per un attimo senza dire niente e poi le sorrise.

“E se allora la batti non senti male?”

“No, Marco, non sento dolore”

“Allora vado dalla mia mamma e gli chiedo se mi compra una gamba come la tua”

“No, Marco, sai, è molto meglio la tua di gamba, quella vera” gli sorrise e gli scompigliò delicatamente i neri capelli con una mano.

All’improvviso arrivò la madre che prese il bimbo per un braccio trascinandolo via.

“Vieni via, Marco: non disturbare la signorina!” disse con veemenza; ma le sue parole non esprimevano ciò che dicevano i suoi occhi: Marco vieni via da quella storpia, da quello scherzo della natura.

Si, Chiara aveva ragione: i bambini hanno molto da insegnarci.

Chiara salutò il bambino che le fece ciao con la mano piagnucolando.

Poi non resistette: era giusto che lei sapesse: “Signora, non abbia paura; i tumori non sono contagiosi. Ma la stupidità si”


La strada

Una strada può essere lunga o corta ma se non fai il primo passo sicuramente sarà lunghissima (Autore Giapponese)
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