non tornano più

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Qualche giorno dopo aver preso possesso della sontuosa villa, rincasando, avvistò da lontano un uomo che con una cassa sulle spalle usciva da una porticina secondaria del muro di cinta, e caricava la cassa sul camion. Non fece in tempo a raggiungerlo prima che fosse partito. Allora lo inseguì in auto. E il camion fece una lunga strada, fino all’estrema periferia della città fermandosi sul ciglio di un vallone.  Scese dall’auto ed andò a vedere. Lo sconosciuto scaricò la cassa dal camion e , fatti pochi passi, la scaraventò nel vallone, che era ingombro di migliaia e migliaia di altre casse uguali. Si avvicinò all’uomo e gli chiese: “Ti ho visto portar fuori quella cassa dal mio parco. Cosa c’era dentro? E cosa sono tutte queste casse?”Quello lo guardò e sorrise: “Ne ho ancora sul camion da buttare. Sono i giorni.”

“Che giorni?” “I tuoi giorni.” “I miei giorni?”

“I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?” Guardò. Formavano un mucchio immenso. Scese giù per la scarpata e ne aprì uno. C’era dentro una strada d’autunno , e in fondo lei, la sua fidanzata, che se ne andava per sempre. E lui neppure la chiamava. Ne aprì un secondo. C’era una camera d’ospedale, e sul letto il suo migliore amico che stava male e lo aspettava. Ma lui era in giro per affari. Ne aprì un terzo. Al cancelletto della vecchia misera casa stava immobile, il fedele mastino, che lo attendeva da due anni, ridotto pelle e ossa. E lui non si sognava di tornare. Si sentì prendere da una certa cosa quì alla bocca dello stomaco. Lo scaricatore stava dritto sul ciglio del vallone, immobile come un giustiziere. “Signore!” gridò, “mi ascolti. Lasci che mi porti via almeno questi tre giorni. La supplico. Almeno questi tre. Io sono ricco. Le darò tutto quello che vuole”. Lo scaricatore fece un gesto con la destra, come per indicare un punto irraggiungibile, come per dire che era troppo tardi e che nessun rimedio era più possibile. Poi svanì nell’aria, e all’istante scomparve anche il gigantesco cumulo di casse misteriose.

E l’ombra della notte scendeva.

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20 Responses to “non tornano più”


  1. 1 francesca 30 settembre 2007 alle 9:31

    troppo vero!!!
    Infatti secondo me la cosa migliore è rendersi conto di questo e non sprecare nessun giorno, anche se è difficile, io sto in fase di recupero 😉
    Buona domenica barbie

  2. 2 Fabioletterario 30 settembre 2007 alle 13:49

    Anche io volevo recuperare… Sonno! Ma vieni a vedere che mi è successo!

  3. 4 Michela 1 ottobre 2007 alle 9:00

    eh si, la ricordavo questa storia delle scatole dei giorni che non tornano più…
    sigh.
    La prima scossa di questo tipo me la diede “Momo e i ladri di tempo” di M. Ende… i signori grigi e il tempo perduto mi sono ronzati per la testa anni.

  4. 6 fulvia 1 ottobre 2007 alle 12:26

    OTTIMA
    RIFLESSIONE
    e descrizione altrettanto buona.E’ vero che si perdono opportunità nel cammino della vita.Però se quello che hai fatto è nato dall’amore,dalla forza di un Credo,dalla spontaneità di offrire un dono,saranno quelli al momento delle somme,o all’ultima pagina che si presenteranno a te,abbracciandoti il cuore che,pago si addormenterà tranquillo e in pace.Per il resto…non preoccupiamoci più di tanto. Lasciamo il tutto agli dei.Ma intanto,FACCIAMO! Abbraccio,Barbie,Bianca 2007

  5. 7 aureolina 1 ottobre 2007 alle 16:26

    E’ vero! Anch’io ho avuto la storia di Momo come momento di riflessione, ho amato tanto quel libro..
    Cmq, anche se ci si rende conto dei giorni che passano, a volte non è semplice tenerlo a mente, l’ideale sarebbe dilatare e contrarre il tempo a nostro volere..

  6. 8 cielolibero 1 ottobre 2007 alle 16:28

    Triste…. ma va ricordato…

  7. 9 ma.ni 1 ottobre 2007 alle 19:18

    Peró qualche giorno é un bene che sia stato perso chiuso in una cassa, magari anche ben sigillata.
    P.S: Non c’entra niente, ma voglio tranquillizzarti. Continueró a sottovalutarvi, chissá che non arriviate in Uefa. 🙂

  8. 10 loto 2 ottobre 2007 alle 7:11

    Davvero angosciante questo racconto perchè molto vero.
    Penso che le scelte vadano portate avanti col cuore e con il rispetto per se stessi e per gli altri, sentendosi a posto con la coscienza . In questo modo le casse nel vallone diminuirebbero, errare umano est, purtroppo aggiungo io.

  9. 13 Raspa 4 ottobre 2007 alle 13:26

    Oddio, che magone…
    R.

  10. 14 donnaemadre 8 settembre 2008 alle 10:11

    Cara Barbie,

    quando pubblicasti questo racconto mi colpì moltissimo, lo copiai, e lo mandai a una persona. Che non capì il messaggio.

    Oggi, rispolverando tra le mie vecchie carte (folder… ) l’ho ritrovato, e penso di riproporre questo tuo scritto sul mio blog, naturalmente con indicazione dell’autore, e tutti i credits del caso.

    Approfitto dell’occasione pure per metterti tra i blogroll (dammi il tempo per fare tutto… ), mi dispiace avere scoperto in tempo utile un blog così bello ed essermelo fatto sfuggire, trascurandolo per così tanto tempo.

    *** Beh, almeno il blog “torna”, e potrò recuperare i post perduti… ***

  11. 15 donnaemadre 8 settembre 2008 alle 10:49

    Se il pezzo non è tuo però fammi un fischio…

  12. 16 pani 8 settembre 2008 alle 12:38

    uh! credo che ci siano discariche piene di bauli contenenti giorni…

  13. 17 Alberto 8 settembre 2008 alle 15:53

    Le discariche siamo noi, ed i giorni perduti le persone che ci circondano giornalmente, anche quelle che non conosciamo…
    Se solo sapessimo realmente apprezzare quel pizzico di vita che ci gira intorno, tutto avrebbe un senso differente.
    Siamo discariche perchè crediamo di conoscere gli altri, di sapere cosa vogliono, di sapere cosa vogliamo noi, invece è tutto finto, tutto falso.
    Non abbiamo più umiltà, e spesso chi la millanta altri non è che un falso.
    I giorni perduti sono le persone che ci circondano, poichè come le occasioni, ce le facciamo sfuggire, rincorrendo spesso e volentieri quelle sbagliate, convincendoci del contrario.
    E a traguardo raggiunto, siamo più delusi che altro.
    Il bello della vita è proprio questo, essere smentiti.
    Non avevo ancora letto questo tuo post, come diceva Diemme, recupererò.
    😀

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