Archivio per ottobre 2007

Rieccomi

Sono tornata da un paio di giorni.

 Penserei che è stato tutto un sogno, se non dovessi riprendermi dal rilassamento e dalla felicità che ancora mi pervade.

Non riesco ancora a scrivere, posso solo ricordare.

Sto bene, sono qui, e non vi ho dimenticati.

Metterò su qualche foto presto, per raccontare la settimana.

 Un bacio.

A presto :)

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Starò via una settimana,

vado a riscuotere il mio regalo,

e a ritrovare un abbraccio in una città nuova.

Buona settimana a tutti,

state bene e non scrivete troppo,

che poi mi tocca recuperare.

Un bacio.

Alla vostra

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Stamattina ho ricevuto una mail da parte di un amico, il testo diceva così:

Non abbiamo tanto bisogno dell’aiuto degli amici, quanto della certezza del loro aiuto, un bacione D.”

Allora mi è venuta in mente una storiella che mi è stata girata qualche tempo fa, molti di voi la conosceranno certo, ma ho pensato  di dedicarla a voi, e stasera, quando sarò con degli amici, brindare alla vostra, perché siete degli amici importanti. 

Un professore di filosofia, in piedi davanti alla sua classe, prese un grosso vaso vuoto e cominciò a riempirlo con dei grossi sassi. Una volta fatto chiese agli studenti se il contenitore fosse pieno ed essi risposero di si.

Allora il Professore tirò fuori una manciata di sassi più piccoli, li versò dentro il vasetto e lo scosse delicatamente, ovviamente le piccole pietre si infilarono nei vuoti lasciati tra i vari sassi. Ancora una volta il Professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno ed essi, ancora una volta, dissero di si.

Allora il Professore tirò fuori una scatola piena di sabbia e la versò dentro il vasetto, ovviamente la sabbia riempì ogni altro spazio vuoto lasciato e coprì tutto. Ancora una volta il Professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno e questa volta essi risposero di sì, senza dubbio alcuno.

Allora il Professore tirò fuori, da sotto la scrivania, 2 lattine di birra e le versò completamente dentro il vasetto, inzuppando la sabbia. Gli studenti risero.

“Ora”, disse il Professore non appena svanirono le risate, “voglio che voi capiate che questo vasetto rappresenta la vostra vita. I sassi sono le cose importanti – la vostra famiglia, i vostri amici, la vostra salute, i vostri figli – le cose per le quali se tutto il resto fosse perso, la vostra vita sarebbe ancora piena. I sassolini sono le altre cose per voi importanti: come il vostro lavoro, la vostra casa, la vostra auto. La sabbia è tutto il resto…… le piccole cose.”

“Se mettete dentro il vasetto per prima la sabbia,” continuò il Professore, “non ci sarebbe spazio per i sassolini e per i sassi più grandi. Lo stesso vale per la vostra vita. Se dedicate tutto il vostro tempo e le vostre energie alle piccole cose, non avrete spazio per le cose che per voi sono importanti. Dedicatevi alle cose che vi rendono felici: giocate con i vostri figli, portate il vostro partner al cinema, uscite con gli amici. Ci sara’ sempre tempo per lavorare, pulire la casa, lavare l’auto. Prendetevi cura dei sassi per prima – le cose che veramente contano. Fissate le vostre priorità… il resto e’ solo sabbia.”

Una studentessa allora alzò la mano e chiese al Professore cosa rappresentasse la birra. Il Professore sorrise. “Sono contento che me l’abbia chiesto. Era giusto per dimostrarvi che non importa quanto piena possa essere la vostra vita, perchè c’è sempre spazio per un paio di birre.” .

Pensiero universale

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Niente di male se per una volta sfido l’universo

per vedere se esso è dalla mia parte,

ma se questa sfida la ritento continuamente

e in modo sempre più incalzante,

m’imbarco in un’impresa

il cui unico risultato

sarà di dimostrare che l’universo mi odia.

preferisco riposare su queste balle…

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…che su quelle inutili della gente!

Quando si dice stai a guardà ‘r capello!

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Abito al sesto piano e il mio ascensore ci sta una vita ad arrivare.

Quando torno a casa e mi scappa di arrivare subito già non so se ci riesco quando lo trovo “Presente”, figurarsi se lo trovo al settimo…che tragedia, comincio a fare un training autogeno d’emergenza per controllare e resistere.

Altra storia, decisamente più a mio favore è quando esco.

Considerato il tempo più lungo che posso impiegare quando ho un appuntamento, se ritengo di essere in ritardo finisco di sistemarmi capelli e talvolta un leggero trucco in ascensore, che per di più è fornito di una luce al neon che non ho mai trovato in nessun altro ascensore, e che mette in evidenza e risalto ogni piccolo difetto e sbavatura, anzi addirittura li crea se non ci sono e ti ritrovi una bruttezza che non ti eri mai accorto di avere, ed il livello di autostima scende notevolmente…cosicché se mi trovo accettabile in ascensore ho buone speranze di stare a posto, se invece noto qualche imperfezione ho tutto il tempo per rimediare…non che raggiunga mai la perfezione, eh? Ma insomma quantomeno salvo il salvabile.

Oggi un piccolo imprevisto mi ha causato un senso di insicurezza incredibile quando, tutta pronta e preparata al mio esame in ascensore mi rendo conto che la luce non funziona!!! Quei sei piani sono stati lunghissimi ed impotenti, ed uscendo insoddisfatta non sapevo come e dove effettuare il controllo finale e decisivo.

Potevo uscire e non curarmene, in fondo mi ero preparata, e non andavo mica ad alcun appuntamento galante…ma no, decido di complicarmi la vita e di prendere l’ascensore della palazzina accanto prima di varcare il portone ed affrontare la strada. Non mi faccio mancare nulla, scelgo il settimo perché so che quello è più veloce e nel tragitto non trovo di dover spostare un capello.

Tutto era andato bene fino al mio arrivo al settimo piano…

Non mi apre la signora che abita a quel piano e trovandomi lì mi guarda con la faccia da punto di domanda, che la domanda immagino che fosse “E lei che ci fa qui?”

Trovo il tempismo giusto e senza battere ciglio sorrido e dico “Buonasera signora, che sbadata, ho sbagliato palazzina…”

Non dice nulla e torniamo a Terra, scappo via a testa bassa ed esco veloce dal palazzo…

Qualche metro più in là mi accorgo dallo specchio di una vetrina di un colorito insolito, ma per una chiara come me e che non usa fard e ciprie di alcun genere, arrossire un po’ mi ha detto bene.

Una poesia in un nome

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Scorrono veloci sulla tastiera stasera le mie dita

ancora il giorno non è giunto ma inesorabili passano le ore.

Leggo tra queste righe il mio pensiero, rivolto a te

voglia di te, di pronunciare il tuo nome

anche di scriverlo, se questo solo posso fare. . .

Tu che dai vita a questo scritto attraverso me

ordine sparso di pensieri e parole.

Ricordi, pensieri e sogni sei da sempre, da quando esisti

e forse un giorno ancora sarai. . .