La paura di uno sguardo

corridoio_buio_115.jpg

Martina aveva percorso quel lungo corridoio, stretto, che sembrava non avere fine…aveva 11 anni, la portò lì suo padre quella mattina, senza dare spiegazioni, com’era nel suo stile: la piccola avvertì che qualcosa era accaduto, sapeva di non essere capitata in un ambiente familiare tranquillo, ascoltava da dietro la porta il padre lamentarsi delle fughe di mamma, anche all’estero, poi sentiva la mamma lamentarsi delle botte, lei in compenso si augurava di non averli mai vicini entrambi, sperava tanto che ognuno di loro sparisse,uno da una parte l’altro dalla parte opposta…

Quella notte Martina stava facendo un brutto sogno, si vedeva intrappolata tra un muro altissimo che si ergeva alle sue spalle, mentre di fronte quello che fino ad un attimo prima era un mare tranquillo improvvisamente era diventato un mare dalle onde enormi, e solo allora, voltandosi per fuggire, si accorgeva di quel muro, che prima non c’era, e che ora la intrappolava…

Fu un bene forse essere svegliata, si vestì velocemente e salì in auto, senza parlare e a testa bassa…osservava i lineamenti cupi di suo padre, ed aveva paura, anche se non sapeva di cosa…

Erano entrati da un portonciio laterale, mai visto prima, e non aveva idea di dove portasse quel lungo percorso, seguiva i grandi passi che la precedevano e che coprivano i suoi, piccoli e frettolosi, affinché riuscisse a stargli dietro. Lui non si voltò mai verso Martina, né lei chiese nulla…a questa freddezza ci era abituata.

Ad un certo punto il corridoio finì, vi era un androne , il classico odore forte di medicinali, e uno specchio grande, dovette alzarsi sulle punte per vedere chi c’era dall’altra parte: lo fece, e subito notò che nella cameretta vi era qualcuno steso sul lettino, che riconobbe quando il papà, picchiettando sul vetro, ne attirò l’attenzione…era la mamma, che, non appena vide la piccola, fece cenni disperati affinchè fosse portata via, non voleva essere vista in quello stato: si coprì il viso con le mani per nascondere la disperazione, ma cosa avrebbe potuto nascondere ormai…Martina era lì, sola…e suo padre, non reagì in alcun modo…la lasciò lì, e ad un tratto vide entrare un infermiere, che aiutò la madre a vomitare, aveva subito una lavanda gastrica, rimase immobile ad osservare, e non ricorda cosa successe dopo, credo abbia perso la cognizione del tempo, e del luogo.

 Tuttora non rammenta nulla altro, del ritorno a casa, se chiese qualcosa, nulla, tutto è fermo a quella sofferenza. Aveva deciso di farla finita la sua mamma, per l’ennesima volta, senza riuscirci … nonostante la forte depressione, l’istinto di conservazione si manteneva vivo…aveva ingurgitato  veleno per topi, ma non aveva avuto il coraggio di andare fino in fondo…ed aveva chiesto aiuto. Fu deciso che la portassero lì, affinchè lei vedendola, non lo facesse più, ma nessuno ebbe il coraggio di avvertire lei, la povera Martina, né prima né dopo. A nessuno venne in mente che forse lei era troppo piccola ed impreparata a sopportare un tale peso, ricorda solo che in quel momento sentì qualcosa dentro spezzarsi, non sa cosa, e la sofferenza che vide, divenne anche la sua sofferenza, e la paura della mamma a lasciarsi vedere divenne la sua paura, paura di guardare negli occhi sua madre, paura, di leggerle ancora la voglia di morire…paura che un atteggiamento sbagliato la portasse a compiere ancora un gesto spropositato… paura di essere ancora una volta svegliata presto la mattina, e di non avere alcuna spiegazione… paura di non riuscire a decifrare il dolore muto nel volto di suo padre…

Mantiene vivo nella mente quel lungo corridoio di ospedale, odoroso e sporco, i pesanti passi che coprivano i suoi, leggeri ed ingenui, e la mano di sua madre che faceva cenno, inascoltata, che lei fosse portata via…il suo unico gesto d’amore forse…l’unico che ricorda…

18 Responses to “La paura di uno sguardo”


  1. 1 Andrea 8 novembre 2007 alle 8:27

    Che storia triste… sai, me ne vergogno molto, ma mi porta indietro di qualche anno… Questi racconti forse dovresti metterli insieme in un libro… che ne dici?

  2. 2 francesca 8 novembre 2007 alle 11:44

    La cosa più triste è che oggi ci sono tante Martina, che devono portare, sulle loro piccole spalle, dei pesi così grandi.
    Il mio pensiero va a loro, e tu Barbie, dimostri sempre grande sensibilità con le tue storie.
    Ciao

  3. 3 Flab (lei...) 8 novembre 2007 alle 12:30

    Ciao Barbie,
    grazie per la visita sul mio blog e per le tue parole.
    Volevo farti i complimneti per i tuoi racconti…ed ha ragione Andrea: perchè non li raccogli in un libro? Sono meravigliosi!
    A presto!
    Flab

  4. 5 francescaxxxx 8 novembre 2007 alle 14:55

    non ho la forza di commentare nulla!

  5. 6 isola08 8 novembre 2007 alle 16:25

    E’ triste ma può essere vera. Quante storie difficili, a volte tragiche ascoltiamo tutti i giorni. Ciao

  6. 7 Giulia 8 novembre 2007 alle 16:27

    Forse le storie di molti ragazzi e ragazze sono tristi, ma bisognerebbe raccontarle per prenderne coscienzae non chiuderci gli occhi. Sei sempre brava. Giulia

  7. 8 fulvia 8 novembre 2007 alle 16:55

    …”L’UNICO GESTO D’AMORE”
    Credo che,alla fine di ogni muro,corridoi,odori d’ospedali o di altre prigioni con sbarre o senza sbarre,ciò che resterà dentro di noi, sarà sempre la “percezione” autentica d’ un gesto d’amore racchiuso in uno sguardo! Un abbraccio Barbie.Bianca 2007

  8. 9 leucosia 8 novembre 2007 alle 18:01

    molto bello, ma tanto triste…

  9. 10 offender 8 novembre 2007 alle 20:53

    ciao ba’. ma…è una storia vera?

  10. 12 Raspa 9 novembre 2007 alle 13:41

    Martina ha colto l’unica cosa importante, quell’unico gesto d’amore.
    I genitori sono poveri esseri umani come tutti, con le loro mancanze, le loro debolezze e miserie. Pagano per questo, ne sono consci, ma la vita spesso è cosi cattiva. Martina porterà con se quel ricordo, ma anche la sua mamma non dimenticherà mai di aver incrociato lo sguardo con due occhi innocenti, e quello che c’ha letto dentro la tormenterà per sempre.
    Ogni volta che passo di qui c’è sempre qualcosa di bello e delicato su cui meditare.
    Un bacio.
    R.

  11. 13 Fabioletterario 9 novembre 2007 alle 14:55

    Ha ragione RASPA: l’unico gesto d’amore…

  12. 14 barbie 9 novembre 2007 alle 21:10

    @ Andrea: è triste si! In effetti ho in mente un libro, ma non di racconti…comunque non si sa mai, un domani
    @ francesca: ce ne sono tante Martina, è vero, il mio post è dedicato a loro, ma per loro voglio vedere una speranza, e chissà un esilio come quello delle donne del post precedente. Grazie.
    @ flab(lei…): grazie a te per la visita qui, sono contenta che ti piacciono
    @ Fabioletterario: grazie prof. …piace anche a me!
    @ francescaxxx: non farlo, ma anche tu, leggi il post precedente…
    @ isola80: è triste, e vera. Ciao
    @ Giulia: proprio per questo le scrivo, per non chiudere gli occhi. Grazie.
    @ fulvia: proprio così, e magari quell’unico gesto che rimane, può darci la forza per reagire e andare avanti.
    Un abbraccio a te Bianca 2007
    @ leucosia: già…grazie per essere sempre presente
    @ offender: ciao off. si lo è!
    @ peperitapatty: ………
    @ Raspa: e ad ogni tuo commento scorgo tanta sensibilità, cogli sempre in pieno il senso delle storie. Grazie
    @ Fabioletterario: la zia R. ha sempre ragione!!!

  13. 15 roberto 9 novembre 2007 alle 22:22

    Complimenti per aver scritto una storia così vera.
    Scriverlo da luce,leggerlo fa riflettere.
    Un saluto
    Roberto

  14. 16 Robert Coclea 10 novembre 2007 alle 9:37

    Le tuo storie sono alquanto tristi, ma onestamentee vere. Chissa quante storie come queste , ci sono sparse non solo in italia, ma nel mondo, e che non vengono raccontate, davvero brava, complimenti. Ciao. Robert Coclea

  15. 17 Robert Coclea 10 novembre 2007 alle 9:39

    Le tue storie sono molte belle, tristi fose, ma molto vere. Chissa quante storia ci sono sparse in italia e nel mondo e che non vengono raccontate. Davvero brava, ciao. Robert Coclea

  16. 18 Robert Coclea 10 novembre 2007 alle 9:40

    Scusa per la ripetizione del commento ma, all’inizio il sistema mi dava errore, cosi ho ripetutto il tutto. Scusa ancora. Ciao. Robert.


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