Storia lunga e ingannevole

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Quando si avvicina l’ora del suo arrivo, decide che lei dovrà andarsene, ma da sola, che da sola dovrà arrivare a capire che lui non può ordinare niente, mai.

Chiude gli occhi. Cerca di sentire, di vedere: la camera è nera. Di sotto la porta non filtra alcuno sprazzo di luce. Lei batte, lui non risponde, allora lei grida di aprire.

“Sono io, apri.”

Può immaginarla sola nella città o in mezzo a quella gente laggiù in spiaggia, l’ha già fatto…

Ma non può immaginarla davanti alla porta chiusa. Capirebbe subito lei, perché lei è così, capirebbe subito che la porta chiusa è una finta, di sicuro, vedendo che non vi è più luce…

Si sbaglia.

Allora ricomincia: lei non griderà, se ne andrà senza aver bussato alla porta e per non tornare mai più. Il gesto di uccidere, di abbandonare per sempre, di andarsene per sempre, se dovesse compiersi, è lei che lo farebbe.

Vorrebbe parlare con qualcuno. Ma non c’è nessuno, lei non è lì per parlare. La sofferenza è chiara, diffusa nella camera, nella testa, nelle mani, la sofferenza toglie forza, placa la solitudine, lo lascia là, a pensare che forse sta per morire.

 Contro il muro, le lenzuola che lei ha piegato. Le ha posate con cura, come farebbe un’invitata. Va verso le lenzuola piegate, le apre e se ne ricopre: il freddo, all’improvviso.

Anche quella sera lei ha bussato alla porta, rimasta aperta, e si è sdraiata accanto a lui.

Dorme.

Guardandola dormire, improvvisamente lui lo sa: è una persona che non torna perché è una persona che crede a ciò che le si dice.

Allo stesso modo, lei dorme, gli crede.

Guardandola dormire dice: “Non so niente di ciò che pensi. Non posso immaginare che tu possa soffrire per ciò che dico. Non dico niente. Non dico mai la verità. Non la conosco. Non dico niente che possa far soffrire. E’ dopo, quando tu soffri, che ho paura di ciò che ho detto”

Esita un po’ , poi la sveglia.

“E’ inutile contare le notti che restano. Ce ne saranno certo prima della nostra separazione”

Lo sa bene anche lei: “Anche quando sarà l’ultima notte sarà inutile sottolinearlo, perché quello sarà l’inizio di un’altra storia”, quella della loro separazione.

Lui non capisce bene ciò che lei dice, ha sempre avuto storie molto brevi, senza domani, e alcune si allungano via via che passa il tempo, a causa di lui che le preserva e le persevera.

Lei pensa che lui si sbaglia, che le storie si vivono anche senza saperlo, che loro si trovano già all’estremo limite del mondo, là dove i destini svaniscono, dove non sono più sentiti come personali e neppure forse umani.

Ridono. Sentirsi ridere li rende pazzi di gioia.

Gli dice di avvertirla se per caso un giorno, lui si metterà ad amarla e a saperlo.

Dopo aver riso, piangono insieme come ogni giorno.

Quando lei va via, il sole irrompe, esplode nella camera. Quando lei chiude la porta, la stanza precipita nell’oscurità e lui entra già nell’attesa della notte.

10 Responses to “Storia lunga e ingannevole”


  1. 1 xeena 14 gennaio 2008 alle 20:08

    Che bello dai non é tristezza tua …spero!!! É un racconto ma io vi invidio che voi siete cosí profondi, per quello mi sono copiata ed incollata quelle frasi perché alla fine mi piace leggervi. È che mi dispiace quando si entra nel personale e percepisco malinconia, stati d’animo inquieti…peró io cosí profonda non saró mai a parte in certe cose che sono inscrivibili🙂 ….sto SCHERZANDOOOO!!!Che poi i maschietti sono tremendi🙂

  2. 2 francesca 14 gennaio 2008 alle 21:09

    Lui mi sembra una persona insicura, confusa, forse amareggiata dalla vita, e lei forse è l’unica cosa buona che ha, ma non la vede, non la riconosce, la vuole controllare per non perdere il controllo di lui stesso, ha paura di abbandonarsi all’amore, che già sente crescere in lui.
    Lei dovrebbe andarsene e lasciare che lui capisse.
    E’ una bella storia, ma ingannevole mi spiazza un pò.
    Brava comunque Barbie

  3. 3 melania 14 gennaio 2008 alle 23:30

    So che non è questo il punto.
    Ma per quello che ho imparato di te leggendoti direi che quanto hai scritto non è autobiografico o, per lo meno, non fa parte del tuo presente.
    Spero di avere ragione.
    Anche se leggere questo post è stato bello.
    Solo spero che tu non debba soffrire, ora.
    Notte, cara…
    Melania

  4. 4 Andrea 15 gennaio 2008 alle 12:08

    … rende molto bene la complessità dei rapporti umani… buongiorno psicologa preferita🙂

  5. 5 cielolibero 15 gennaio 2008 alle 14:34

    Mi si arrovella il cervello leggendoti, ed il cuore…🙂

  6. 6 Fabioletterario 15 gennaio 2008 alle 14:55

    Stare insieme dopotutto non è sempre un equilibrio nascosto?

  7. 7 Dona 15 gennaio 2008 alle 15:26

    bhe e’ proprio difficile trovare la giusta sintonia e non e’ detto che sia prerogativa di un sentimento d’amore o amicizia.
    A presto
    dona

  8. 8 ma.ni. 15 gennaio 2008 alle 17:20

    E se fermassero il tempo mentre ridono e si sentono ridere…

  9. 9 roberto 15 gennaio 2008 alle 22:35

    Da una certa sensazione nel leggere questo post,leggo un conflitto che non si supera e una lotta per cercare di abbattere quella porta che una volta chiusa porta i buio,anche il sole molte volte ad occhi aperti non illumina.
    Roberto

  10. 10 laubel 16 gennaio 2008 alle 14:17

    in effete il rapporto di coppia è complicato da gestire e, sicuramente, il bello sta proprio in questo… l’imprevedibilità!


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