Archivio per maggio 2008

cardiologia

quando mancano le parole lasciamo parlare lui

qualcuno metta una rete sotto!!!

Dammi tre parole

 

Che bello il tramonto, e un altro giorno è finito.

Poi vabbè, la notte passa veloce.

Il problema è la mattina.

Uscire di corsa ancora con quell’orribile sapore di latte e caffè e dovere dare conto a quella gabbia di matti.

Mi ricordo ancora quando mia nonna mi insegnò a scrivere il mio nome al contrario, poi al rovescio, poi speculare.

Sono impazzito.

Ho cominciato praticamente a fare tutto nel modo più difficile, saltavo col destro, tenevo le forbici con la sinistra, nuotavo a pugni chiusi e correvo cantando.

Le difficoltà mi facevano godere perché davano la dimensione di me stesso piccolo in un mondo grande.

Che tristezza il tramonto, un altro giorno è finito.

 

una dose

 

Ti ho sniffato oggi,

a piccole dosi, fino a non lasciare quasi niente di te.

C’era la tua casa, il tuo parquet, la tua finestra,

la lavatrice, il mocio ed il secchio,

le mie forbicine, i miei smaltini, le mie aspirine.

Tutto era al suo posto, anche nel disordine,

due piatti, due bicchieri,

e una bottiglia di vino rosso sul finire,

lo stipetto, il cioccolato, i biscottini al limone,

quelle salsine…ancora…non le buttare.

Ti ho trovato, ti ho consumato, ti ho conservato.

Così, per la prossima.

Buon we.

 

Voglio morire nei tuoi occhi

 

 

Deve essere quello che ha pensato stamattina prima di suicidarsi il moscerino che deciso è finito nel mio occhio sinistro!

Fortuna ero ferma al semaforo e mi son potuta riprendere dallo schianto.

Mi dirigevo in ufficio e ricordo tutto di quel momento.

Ero ancora con un occhio aperto ed uno chiuso dal sonno – cosa che ha sicuramente aiutato il kamikaze nella scelta della direzione da prendere – e mi tormentava un dubbio: “Ma l’ho sognato o è successo davvero?” pensando ad uno scambio di frasi con la mia collega, poi all’improvviso questo fulmine a ciel sereno mi ha dato parecchi spunti di riflessione…

Non mi andava di stare troppo a pensare ai sogni, alla realtà, alla finzione, che troppo spesso poi fa male, avrei visto la mia collega di lì a poco e avrei chiarito il dubbio.

Non volevo cominciare a preoccuparmi della giornata di lavoro che mi avrebbe atteso, che se no mi sarei messa a piangere.

Ho proseguito allora il mio tragitto ponendomi interrogativi e tentandomi le risposte sull’appena accaduto…

“Cosa avrà spinto quel moscerino a finire proprio nel mio occhio???

Sarà stato volontario??? Magari avrà pensato fosse il mare ed aveva voglia di fare un tuffo…uhm…

O forse non ha fatto in tempo a svoltare??? No, andava troppo sicuro…

E se è finito nell’occhio sinistro, vuol dire che lui andava verso destra, e già un po’ mi faceva un po’ antipatia, o era esattamente sparato verso quell’occhio lì in modo casuale???

Magari era pure cieco e prima o poi sarebbe finito comunque…no, secondo me c’era del volontario in quel gesto, ero stata prescelta…

Certo, come obiettivo finale, come paradiso terrestre, o magari soltanto come ultima spiaggia…

Ma sono cretina che veramente sto qui a pensare che quel piccolo, sconosciuto insettino abbia volutamente premeditato e attuato la sua fine??? Nel mio occhio!!!”…

Sono arrivata. Posteggio. Raggiungo l’ufficio e la mia collega mi dice “Stanotte ti ho sognata!!!”

“Anche io, credo, non ne sono sicura…vedi qualcosa nel mio occhio???”

 

istantanea di uno sguardo

 

Al posteggio di un centro commerciale, uno di quei luoghi nonluoghi dove intere famiglie riversano per lasciare il mondo fuori, i problemi, i pensieri, dove spendere i soldi che non ci sono, dove tutto è colorato, la gente cammina, sorride, ti guarda e non ti vede, dove tutto è ed insieme non è.

Il sole era alto, caldo, mi accingevo a togliere la mia auto dal rettangolo bianco che la circondava, la mia attenzione è colpita da due occhi. Un bimbo, capelli d’angelo, poggiato ad una macchina, per due secondi ha incrociato il suo sguardo col mio, e con quello sguardo mi ha parlato: “Aiutami!” mi hanno detto i suoi occhi, abbassandoli poi nuovamente.

Nell’auto dietro di lui due adulti litigavano.

 

 

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Uno!

 

Uno solo, adesso.

 

Mi hai parlato di comunicazione e poi fino all’ultimo sei rimasto tra le righe,

  

ma ancora peggio

 

Stavo scendendo da quella macchina senza lasciarmi nemmeno quelle poche, brevi righe

 

Ti ho dato io, ancora, carta e penna,

lungo quel viale, e su quelle scale,

 

ancora.