istantanea di uno sguardo

 

Al posteggio di un centro commerciale, uno di quei luoghi nonluoghi dove intere famiglie riversano per lasciare il mondo fuori, i problemi, i pensieri, dove spendere i soldi che non ci sono, dove tutto è colorato, la gente cammina, sorride, ti guarda e non ti vede, dove tutto è ed insieme non è.

Il sole era alto, caldo, mi accingevo a togliere la mia auto dal rettangolo bianco che la circondava, la mia attenzione è colpita da due occhi. Un bimbo, capelli d’angelo, poggiato ad una macchina, per due secondi ha incrociato il suo sguardo col mio, e con quello sguardo mi ha parlato: “Aiutami!” mi hanno detto i suoi occhi, abbassandoli poi nuovamente.

Nell’auto dietro di lui due adulti litigavano.

 

 

 

Accosto. Scendo dalla macchina, mi avvicino a lui.

Lui mi vede arrivare, occhi bassi, un colorito che timidamente si acuiva.

Dai finestrini aperti dietro quella creatura provenivano sempre più chiari e forti gli insulti più indicibili e grossi per due orecchie così piccole.

Una carezza fra i capelli, poi mi avvicino all’auto

“Scusate”… “Scusate!!!”

Lato guida lui, un giovane sportivo, nell’aspetto e nel linguaggio, sferzava i suoi colpi vocaboli migliori.

Accanto lei, capelli color oro, occhi bassi, non parlava

“…?…” voltandosi insieme verso di me

“Scusate, non vorrei intromettermi, ma non ho potuto fare a meno di avvicinarmi vedendo gli occhi di vostro figlio qui fuori, sicuramente provato dalle vostre urla,…ecco…se poteste…”

“Sei mai stata tradita da tua moglie tu??? Eh???”

“No, io tra l’altro…ma comunque…”

“Ecco, allora è chiaro che non puoi capire. Prova a scoprire che tua moglie…tuo marito…si insomma…ti tradisce poi vediamo come non t’incazzi!!!”

“Certo, è terribile, magari non capisco, ma vede, io capisco una cosa: questo povero bambino non c’entra nulla, capisco che ha preferito scendere dall’auto per non assistere alle vostre ragioni, e capisco che non è giusto!!!”

“Ma io ho gliel’ho detto andiamo a ca…”

 “Stai zitta, tu!!! Non devi parlare!!! Non te ne fregava niente a te quando te la spassavi, non ti fregava di tuo figlio. Zitta!!!”

Mi guarda, e decide che io avrei conosciuto la sua famiglia, avrei ascoltato la sua storia e le sue ragioni, aspettando poi che gliele rendessi.

“Vedi? Io mi faccio un mazzo così tutta la settimana, lavoro per non fare mancare niente a lei e a mio figlio, faccio avanti e indietro con la macchina quasi ogni giorno più di 200km, ma quando non riesco, quando sono troppo stanco, capita che non torno per un paio di giorni. Faccio l’impossibile per essere presente in famiglia, come uomo e come padre, capisci??? E lei che fa??? La mattina lascia il bimbo a scuola e poi se la spassa, in casa nostra, nel nostro letto, anche la notte quando sa che non torno…allora del bambino poco importa, non importa se sente sua madre quanto fa schifo…

Ma vedi? L’ultima volta ha fatto male i conti, io sono tornato e…

E chissà da quanto va avanti, chissà tutte le volte che mi chiedeva ‘e dove sei?’ ‘e quando torni?’, si informava, la schifosa, si informava…

Ora tu hai pure ragione…tu vedi il bambino triste perché io urlo, perché dico queste cose, perché lui non ha colpa, è vero!!! non è colpa sua se la sua mamma è una schifosa pu..uhmm…non mi fare parlare… poveretto, non è colpa sua…”

“Beh, adesso…”, cercavo di intercedere “magari a casa…”

“No, no, fammi dire, fammi dire che già vedi? Sto anche meglio…sono venuto qui sono venuto, che se restavo a casa l’ammazzavo…ma come posso fare adesso, eh? Lo sai tu? Come posso fidarmi ancora, cosa dovrei fare, dimmi tu, lascio il lavoro per starle sempre dietro, la rinchiudo, che faccio, cosa???”.

“Ma no, sono sicura che non ce ne sarà bisogno”, cercando lo sguardo complice della donna che annuiva “ è stato uno sbaglio, ma vedrà che non si ripeterà, vedrà che in qualche modo si risolve tutto”, pensando cosa ne sapevo io di lui, di lei, dell’altro e di come sarebbe andata “adesso tornate a casa e non dimenticatevi di questo bambino, che è un tesoro prezioso, e insieme dovete cercare di non farlo soffrire per i vostri sbagli. Come ti chiami piccolo?”

“Simone”

“Simone dai una bacio alla signorina e sali in macchina”
”Mi chino alla sua altezza per ricevere il bacio, insieme ricevo un abbraccio, due braccine piccole, ma mi son sentita stringere, e mi si è stretto il cuore”

“Scusa per la sfuriata, e scusa per le parole pesanti, cercherò di controllarmi” mi dice lui porgendomi la mano per salutarmi.

“Grazie”, sussurra lei dall’altro lato “ gliel’ho detto che non succederà più, l’ho giurato, te lo giuro”

“Ciao Simone, fai il bravo, e stai attento a questi due monelli, che litigano come due bambini”.

Gli strizzo l’occhio, lui mi sorride con tenerezza, sale in macchina.

 

Li vedo allontanarsi, poi, quasi all’uscita dal centro commerciale, lui da dietro si volta, e sorridendo mi saluta con la manina”.

Annunci

12 Responses to “istantanea di uno sguardo”


  1. 1 melania 13 maggio 2008 alle 22:57

    Ho il cuore stretto, stretto.
    Quegli occhi… gli adulti, noi adulti siamo capaci di fare tanto male, anche non volendolo. Ma questo non può essere un alibi.

    Cisono commenti che ti lasciano dentro un calore particolare. Questo ho provato quando ho letto il tuo da me.

    Un grande abbraccio e notte serena

  2. 2 zauberei 14 maggio 2008 alle 8:37

    Oh Barbie che storia pazzesca! Ma è vera? Se si Povero topolino. Speriamo sia servito.

  3. 3 francesca 14 maggio 2008 alle 8:47

    Quanto è vero e quanto è triste il quadro che hai dipinto. Oggi gli adulti sono sempre più spesso presi dalle loro ragioni, dai loro capricci e dai loro sbagli, e non si rendono conto quanto tutto questo possa nuocere ai loro figli, che assistono indifesi.
    Cercherò di non fare lo stesso gravissimo errore con la mia bimba, crescerà in un ambiente sano e sereno.
    Buona giornata Barbie.

  4. 5 Andrea 15 maggio 2008 alle 9:51

    Ciao Barbie, sono tornato! Come stai? 🙂

  5. 6 Andrea 15 maggio 2008 alle 11:23

    … sono commosso da questro post :”) … che bella persona che sei…

  6. 7 Raspa 15 maggio 2008 alle 13:09

    si, molto bello il racconto e molto triste anche.
    Ma a chi non è mai capitato di perdere la pazienza davanti ai figli scagli la prima pietra.
    Quegli occhi li ho visti. Fortunatamente poche volte e per motivi certo non gravi come quello citato nel tuo racconto. L’unica cosa che posso dire, e che dico sempre ai miei figli, è che un essere umano non diventa un superuomo solo perchè genera un figlio. Resta tale, con le sue debolezze, con le sue mancanze, con tutta la sua povera umanità. A loro volta, forse, i miei genitori hanno percepito quello sguardo nei miei occhi. Ho visto da “figlia” e ho visto “da madre” e so che le certezze di figlia si sono smussate e ridimensionate con lo sguardo di madre. Non giustifico no, ma col senno del poi adesso posso comprendere. Succederà lo stesso a quel bambino non appena il suo percorso di vita maturerà…spero.
    Un bacino.
    Z.R.

  7. 8 melania 15 maggio 2008 alle 13:28

    Sei riuscita perfettamente a farmi percepire il tuo essere vicina.
    un abbraccio

  8. 9 barbie 15 maggio 2008 alle 19:31

    @ melania: sono contenta melania, veramente!
    @ zauberei: è una storia vera si…lo spero anche io
    @ francesca: chi ben comincia spesso è a metà dell’opera si dice, parti con buone intenzioni, è questo già è importante. In bocca al lupo
    @ cielolibero: :…(
    @ Andrea: finalmente!!! come stai tu, e soprattutto come è Praga???…grazie…
    @ Raspa: capisco quello che dici solo a metà…finora sono stata solo figlia, ho smussato le idee e gli ideali sui genitori, spero di essere un giorno una buona mamma! Ciao Zia!!!

  9. 10 francescaxxxx 18 maggio 2008 alle 11:23

    Quello che dice raspa è vero.
    Un litigio anche furioso ogni tanto ( meglio ogni tantissimo) può capitare a tutti i genitori.
    Essere genitori non cancella automaticamente tutto il resto.
    E la pazienza alle volte scappa a tutti
    MA che sia SOLO UNO. Uno ogni tanto.
    Poi, se ci sono problemi, si cerca di discuterli e parlarne quando i figli non ci sono.
    Davanti a loro si sta il più civili e amichevoli possibile.
    Certe percepiranno lo stesso i periodi di tensione della coppia, percepiranno lo stesso che qualcosa non va…è inevitabile e non si possono sempre preservare i figli dai periodi brutti della vita.
    Ma si può insegnare loro a fronteggiarli in modo civile e senza azzannarsi.
    Il litigio, quello deve essere una cosa ” eccezzionale”

  10. 11 cristina 19 maggio 2008 alle 5:38

    ci sono tanti occhi che chiedono aiuto….tu sei una delle poche che li vede

  11. 12 aquila_non_vedente 9 giugno 2008 alle 13:10

    Sono capitato sul tuo blog per caso, digitando “baule” su Google.
    Ho dato un’occhiata in giro e ho letto questa eblla storia.
    E’ sempre bello vedere chi sa aprire i propri occhi e il proprio cuore ad un bambino.
    Ciao.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...





%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: