Archivio per aprile 2009

Chi ha amore non aspetti amore

 

 Questo we sarà più lungo per molti…

…approfittiamo del tempo in più per dare più spazio all’Amore,

ognuno coi propri mezzi, come può!!!

Alla prossima.

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e io di getto te lo pubblico

mail

 

 …un’altra cosa, io vorrei che tu rimanga incazzata, ma non incazzata con me, per i miei problemi tu direttamente ci puoi fare poco.

Rimani incazzata per quello che nella tua vita non ti soddisfa,

per le amicizie/compagnie che non ti danno niente,

per il tempo perso in cose che poco valore aggiungono alla tua vita,

incazzati e reagisci,

ama te stessa prima di chiunque altro,

ama e cura il tuo corpo,

a parte fumo e sport, fai anche quei test preventivi di femmina,

ama e cura la tua mente, cerca stimoli nuovi,

ti piace scrivere, scrivi, pubblica, non ha importanza se non vendi,

ti piace recitare, recita, in teatro in cortometraggi dove ti capita,

ti piace il contatto con la gente, organizza eventi,

ti piace cucinare, crea un catering,

ti piace fare sesso…. no vabbe’ basta cosi’… 

Non mi chiamare papa’ dopo questo sermone, l’ho scritto di getto.

 

Foto di gruppo

pollame11

 Papero Gallo 2 scrive sotto falso nome, perché Papero Gallo e basta esiste già e scrive sotto falso nome anche lui, perché è impossibile che uno si chiama Papero Gallo o poveretto lui e furboni i suoi, ma forse è Papero Gallo 2 la settimana scorsa e adesso non si ricorda dove ha messo la chiave.

Anche Anatra Gallina scrive sotto falso nome, che lei è la prima ad avere questo nome, ed è stata fortunata, saluta Papero prima di andare all’Arancia e chiede che fine avrà fatto mai Tacchino Galletto, sotto falso nome certo, che è tenero e gustoso, ma talvolta un po’ beffardo, su Gallo che va a dormire dopo che canta mentre si alza la sua bella che è importata dall’estero e gli orari sono sfasati, e su Gallina che c’ha le zampe in faccia quando socchiude gli occhi, e che forse ancora non è buona per fare il brodo, ma solo lui ha la Gallinella dalle uova d’oro.

Manca all’appello Faraona e Faraone, sotto falso nome, che loro non resta che farli in agrodolce con la cipolla che mentre la sbucci raccontano lamenti e piangono, per i tre polli scappati giusto in tempo e per tutte le belle pollastrelle lasciate andare, il riso amaro insomma di chi conosce i suoi polli e chi vorrebbe ancora esser pulcino lei, brutto anatroccolo spelacchiato lui.

Da non dimenticare lui, Coniglio Pollo sotto falso nome, che forse nome non fu mai più appropriato, che si difende dal mondo e lo gira col suo spiedo correndo, che per natura è una preda, uno che scappa, da l’idea di essere uno che ha paura, che non ha coraggio…poi come animale da compagnia è molto socievole e mostra di non aver paura di niente…..ma la verità è che alla fine è sempre e solo un pollo!!!

E come non pensare a lui, Tacchino Ripieno sotto falso nome, che apprezza le gallinelle che “annacano” l’anca, che tanto dopo i 13 anni… tutto fa buon brodo, non solo gallina vecchia, preferibilmente nostrana, insomma roba italiana.

Un pensiero affettuoso infine anche a Gallinella Pollastrella sotto falso nome che lei il suo coniglio l’ha acchiappato e adesso sta finendo di covare il suo uovo, che in meno di una settimana farà capolino il suo pulcino, e non speriamo che sia femmina perché lo sappiamo già che lo è.

Che dire di più??? Siamo una grande famiglia, uniti nelle nostre diversità da un destino comune, siamo tutti un po’ toccati in testa, carne quasi da macello!!!

Allora usciamo dal pollaio e buttiamo via le chiavi!!!

Tanto gli effetti collaterali si vedranno fra 100 anni.

Lavori ancora in corso (inizio lavori: 29-03-08 fine lavori: 14-12-08)

lavori2

 

 

Mi ricordo che quel giorno era stato difficile alzarsi, vestirsi, uscire, andare a lavorare, parlare, concentrarsi, sorridere, mangiare, tornare, e tutto senza impazzire.

Con la voglia di gridare contro il mondo e spaccare tutto e andarsene, lontano, per sempre, nascondersi, annientarsi, sparire.

Ogni gesto era una difficile impresa, quello fu il primo vero giorno difficile.

Prendeva forma l’anonimato di un numero speciale, per la prima volta, dopo tante, dopo tutte quelle che contavano, quel giorno era solo un numero.

Che in quell’anonimato accompagnò il silenzio, alimentò sofferenza, caricò quel getto che di lì a poco sarebbe esploso, allagando tutto, inondando il cuore.

E’ stato difficile, molto, ma è passato. Quanto? Un anno? Dodici volte lo stesso giorno? 

Troppo per continuare a pensarci, troppo poco per non pensarci più, dimenticarsene.

Eppure questo numero che ricorre, puntuale, ogni volta, è una piccola ferita, forse autoindotta, perché non riesco a mettere via le armi ed arrendermi, non riesco a rimanere sana.

E così ripartiamo, e andiamo avanti, che domani è un altro giorno e non è poi così lontano, e visto che aprile è dolce dormire magari oggi lo faccio finir presto, e buonanotte al secchio… che se no lo riempio ancora.

tra domenica e lunedi

post

 

 Vuole le sue mani addosso e le sue labbra che scivolano su ogni centimetro del suo corpo…

quei gesti così semplici e intensi che portano alla completezza, accompagnano una musica, e i minuti, le ore che vorrebbe durassero una vita, ma non è più vita, o non ancora, ma tutto intorno è vita, adesso.

La lastra di marmo di una vecchia cucina di campagna, all’apparenza così fredda, bianca, con quelle venature che in realtà pulsano ad ogni battito, così dura, e spessa, e forte, quante mani vi hanno impastato farina per il pane, battuto carni fino al sangue, steso la pasta per le lasagne.

Il forno a pietra è vivo, e non è ora di mangiare ma se non altro riscalda l’ambiente con quel fuoco ardente che è meglio di un camino, lo stesso colore, la stessa magia, quante voci ha sentito quel grande orecchio di pietra intorno a quel fuoco, quante bocche affamate aspettare quelle pizze, quanti odori sprigionati da quell’enorme fonte di fuoco.

Il vino è ossigenato e attende nei calici dita sottili che li sollevino, li unisca in un tintinnio, che occhio a chi brinda più in alto vuol dire che ama di meno, e li accompagnino a dissetare e confondere, inebriare, e abbassare poi, come i calici, le barriere, le inibizioni.

Il merlo ha cantato e poi il grammofono è partito.

La colonna sonora di quanta tenerezza è possibile senza indugi e ripensamenti, se solo fosse possibile, che le mani addosso altro non fossero che carezze, le labbra che scivolano che siano baci, tutto quello che serve all’amore, e oggi non basta.