un inedito

A volte l’incapacità o addirittura il desiderio di non staccarsi da una persona o da un fatto spiacevole, altrimenti non è da ricercarsi che nella paura di rivivere una sofferenza simile o ricadere in simile errore in futuro. L’incapacità inoltre di non affrontare e risolvere l’evento è invece da ricercarsi nella paura di imbattersi poi in un evento più grande e più difficoltoso, escludendo a priori che questo potrebbe anche non avvenire mai. E’ come un negare la possibilità di andare avanti restando in una situazione di stallo, vivendo costantemente l’insoddisfazione. Si vorrebbe qualcosa di più, di diverso, si riconosce l’errore e talvolta anche la causa, ma si rimane inerti, immobili.

Non torni indietro perchè prima o poi ti succederà di nuovo.

Non vai avanti, perchè chissà che potrebbe succederti dopo.

 

E allora si crede di vivere una vita serena prendendo sempre nuove strade e percorrendole a metà, così facendo si mantiene vivo l’interesse, si vive l’entusiasmo di una nuova avventura, si soddisfa il desiderio di esplorare, di scoprire, di conquistare talvolta in percorsi non agevoli, quando si giunge ad un punto in cui cominci a prendere familiarità e cominci a chiederti se non sia il caso di fermarti…ti è andata bene finora, ma non pensi che insistere potrebbe essere rischioso???…e soprattutto, ricordati l’ultima volta, che per questa tua ostinazione ad andare avanti poi c’è voluto tempo perchè capissi che non era strada che spuntava e tornassi indietro…vuoi caderci ancora???…non mi dire, ci sei già caduto!

Questa è la voce del male che ci vogliamo, pur dicendo di amarci moltissimo, semplicemente non è vero!!!

L’abbiamo conosciuta e da allora pensiamo talvolta di riconoscerla, che ci parla, ma invece non siamo altri che noi, ci crediamo furbi e pensiamo di arrivare prima a dire quello che presto verrebbe lei a dirci, e così facciamo solo il suo gioco, ci convinciamo di sentirla, che pontifica dall’alto, del suo sapere, che poi altro non sono che i nostri ricordi, dolori sopiti che forzatamente vengono risvegliati, contro la nostra volontà cosciente in un impulso latente e costante di autodistruzione.

Invece lei è semplicemente lassù, spettatrice, che altro non deve fare che starsene lì a guardare, la sua sola presenza ci fa obbedire al suo volere.

Questo è il momento caratterizzato dalla nostra paura.

Il primo tipo di paura è la paura di fare di “testa nostra” e proseguire, la paura di andare avanti, sbagliare e dover dire un giorno aveva ragione, che stupido che sono stato a non ascoltare la sua voce, merito questa terribile sofferenza. Il rischio che si corre in questa situazione è che da quel momento la nostra infelicità dipenderà dal fatto che difficilmente in futuro ci concederemo un’altra possibilità…la verità è che il rischio ben più grave è un altro, e cioè quello di farsi sopraffare dallo sconforto e dalla sfiducia in se stessi, dalla convinzione di essere sbagliati e che mai potremo essere felici, perchè non lo meritiamo….

Il secondo tipo di paura è invece la paura di tornare indietro, perchè questo comporterebbe un lavoro di rielaborazione, di riflessione e di autocritica che non è sempre facile, in più la paura che tornando a zero sarà da zero che si dovrà ripartire per poi ritrovarsi prima o poi nella stessa invalidante condizione di insofferenza…

In nessuno dei due casi concederemo a noi stessi la possibilità che le cose non vanno sempre allo stesso modo e che solo con un pizzico di coraggio in più potremmo scoprire che quella voce, dalla quale ci facciamo soggiogare, potrebbe essere messa a tacere.

Allora eccoci lì in mezzo ad una strada, prendere strade e stradine secondarie, scorciatoie.

Abbandoniamo il campo senza sapere e senza spiegare, semplicemente abbandoniamo, la cosa più facile da fare per non voltarsi indietro e tornando indietro dover dare delle spiegazioni, e per non andare avanti dovendosi impegnare in un cammino nuovo.

La resa silenziosa, facile, vile, nei propri confronti ed in quelli del prossimo che più o meno ha condiviso un percorso, lungo o corto, abbandoniamo anche lui lì, ingiustamente.

Non ci prendiamo nemmeno il tempo per rendercene conto, perchè rischiamo di dover ammettere la nostra immaturità, e debolezza, e codardia, ed ammucchiamo, in un angolo recondito della nostra esistenza una bandiera bianca dopo l’altra, un chiodo di attributi accanto ad un altro, e di tutti gli altri poco a poco lasciamo che si dissolvano nel silenzio come ci siamo dissolti noi, per poi venire a sapere talvolta di quello o quell’altro lontani ormai anni luce.

Ma quando ci imbatteremo nella realtà che non ci aspettiamo, quando ci accorgeremo di avere sbagliato e penseremo ‘Caspita, no! Non vorrei averlo fatto mai!’ cosa faremo allora??? si sente il bisogno ad un certo punto di avere a fianco qualcuno con cui dividere il cammino e qualcuno a cui insegnarlo, ci si è spinti troppo oltre per tornare indietro, si è troppo stanchi per cominciare ancora…ci accontenteremo? confidando nella buona sorte?

Ignoriamo questi interrogativi fino a che possiamo, ignorando che così posticipiamo solo più male a noi stessi.

Quando invece tante volte basterebbe fermarsi un attimo e riflettere, agire quel “pensarci prima” che ci si rimprovera sempre, soprattutto quando in gioco potrebbe esserci il nostro benessere psicofisico.

E soprattutto non pretendiamo di prevedere il futuro, cuciamocelo addosso piuttosto, come un abito, unico, su misura, partendo da un modello, un taglio qui, uno lì, ritocco dopo ritocco, saremo pronti per quel giorno in cui diremo “Ho fatto bene, ho quello che voglio!”

 

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10 Responses to “un inedito”


  1. 1 spaziocorrente 16 settembre 2009 alle 6:50

    Ovvero vivi adesso e viaggia leggera!. 🙂
    Brava

  2. 2 follettabacibaci 16 settembre 2009 alle 12:58

    Barbie, ti chiedo scusa ma lo sai come è difficile per me passare dal pc aziendale. Comunque non ti ho dimenticato sai?
    Passa quando puoi e vuoi, il giardino è aperto e tra poco faremo le caldarroste nel camino, l’autunno è alle porte.
    Ti aspetto, un bacione grandissimo 😆

  3. 3 francesca 17 settembre 2009 alle 14:17

    dipende dalla situazione credo…meglio sempre sbatterci il muso…o no? Baci!

  4. 5 arthur 18 settembre 2009 alle 13:14

    Non c’è mai una vera ragione per cui si ritorna a fare cose che in passato ci avevano fatto sbagliare, magari l’errore non ci aveva insegnato molto o soltanto, non era stato poi così grave.

    Comunque, io credo che, al di là del detto “sbagliando s’impara”, bisogna sempre essere disponibili a mettersi in discussione, cercando alle volte delle strade non facili da percorrere, perché crescita vuol dire anche questo, andare a sbattere il muso contro le cose, per poi trovare la strada giusta da percorrere, e non sarà comunque facile, come niente è facile nella vita di ognuno di noi.

    Quindi, è vero, vivi serena, che il resto vien da solo.

  5. 6 Libertè 19 settembre 2009 alle 16:34

    “Non torni indietro perchè prima o poi ti succederà di nuovo.

    Non vai avanti, perchè chissà che potrebbe succederti dopo”

    Bellissime queste parole…Baci barbie

  6. 7 raspa 20 settembre 2009 alle 9:36

    Dipende da cio che ti accade. Se è stato troppo doloroso è umano che tu, nel momento in cui riesci a gestire la sofferenza, cerchi di startene ferma, per evitare il dolore acuto. Poi dipende da te uscire da questo stallo, da quanto intendi mettere in gioco, dalla forza e dal coraggio che hai, dalla voglia di uscire dall’angolo, o dalla decisione cosciente di restarci, protetta, al riparo, dipende da tante cose…certe volte è più proficua una ritirata strategica.
    Kiss.
    Zia R

  7. 8 aquilotta71 27 settembre 2009 alle 15:26

    a volte pur riconoscendo i nostri errori non riusciamo a sbloccarci, non solo per la paura, ma percè ci sono troppe cose coinvolte.
    mettersi in gioco non è facile…
    p.s. vedo molti amici qui, un saluto a tutti..

  8. 9 follettabacibaci 27 settembre 2009 alle 16:04

    Ciao Barbie, ciao a tutti gli amici di blog che mi conoscono felice di trovarvi qui oltre che su KW
    Bisogna crederci e rimettersi in gioco tutti i giorni come se fosse il primo della nostra vita.
    Aquilotta lo sai bene come la penso, mi conosci a sufficienza no???? Allora su, coraggio e lasciamo a terra tutto ciò che è solo zavorra, i sogni ci aspettano basta volargli incontro
    Chi viene con me?????
    Folletta bac baci


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