Archive for the 'Cucina' Category

cronaca locale

ginnastica

 

Guardandosi allo specchio A. ebbe la conferma di aver messo su qualche chiletto di troppo. Inspirava, espirava e lo stomaco assecondava quella specie di danza adiposa.

Tu nun me da’ mai retta, me raccomando”, gli disse lei.

In che senso?” chiese lui temendo la solita ramanzina.

Nel senso che io ho risolto col pilates”.

E sarebbe?”

Sarebbe che sei antico. E’ na specie de ginnastica che fa bene ar corpo e alla capoccia”.

Ma io – replicò lui, dismesso – cò ste cose esotiche…”

Esotiche??? Ma che esotiche! E comunque sta tranquillo che la panza nun te cala cò la ginnastica che fai te, cioè sempre a ‘nforchettà li rigatoni cò la pajata”…

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E’ un vero peccato…di gola!!!

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Appena si è parlato di cioccolatini hai cominciato ad avere il mal di pancia, ed è cominciato il periodo più merdoso della mia vita…

…prima era tutto perfetto, nessun disturbo, nessuna carie, nessun calo di zuccheri, scartavamo avidi una caramella dopo l’altra e ne mangiavamo ingordi l’uno dalle mani dell’altro, ci nutrivamo, dei più dolci e succosi sapori fruttati e anche no, ed eravamo felici…

…poi il cioccolato, al latte è troppo presto, e fondente fa abbassare la pressione…

siamo collassati, abbiamo fatto digiuno, poi di tanto in tanto abbiamo osato qualche caramella per rimetterci in forze, per recuperare energie, ma guai a toccare il cioccolato che già ti vengono le bolle, forse sei allergico, e allora è un problema.

Si perchè vedi? Io voglio il cioccolato!

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Foto di gruppo

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 Papero Gallo 2 scrive sotto falso nome, perché Papero Gallo e basta esiste già e scrive sotto falso nome anche lui, perché è impossibile che uno si chiama Papero Gallo o poveretto lui e furboni i suoi, ma forse è Papero Gallo 2 la settimana scorsa e adesso non si ricorda dove ha messo la chiave.

Anche Anatra Gallina scrive sotto falso nome, che lei è la prima ad avere questo nome, ed è stata fortunata, saluta Papero prima di andare all’Arancia e chiede che fine avrà fatto mai Tacchino Galletto, sotto falso nome certo, che è tenero e gustoso, ma talvolta un po’ beffardo, su Gallo che va a dormire dopo che canta mentre si alza la sua bella che è importata dall’estero e gli orari sono sfasati, e su Gallina che c’ha le zampe in faccia quando socchiude gli occhi, e che forse ancora non è buona per fare il brodo, ma solo lui ha la Gallinella dalle uova d’oro.

Manca all’appello Faraona e Faraone, sotto falso nome, che loro non resta che farli in agrodolce con la cipolla che mentre la sbucci raccontano lamenti e piangono, per i tre polli scappati giusto in tempo e per tutte le belle pollastrelle lasciate andare, il riso amaro insomma di chi conosce i suoi polli e chi vorrebbe ancora esser pulcino lei, brutto anatroccolo spelacchiato lui.

Da non dimenticare lui, Coniglio Pollo sotto falso nome, che forse nome non fu mai più appropriato, che si difende dal mondo e lo gira col suo spiedo correndo, che per natura è una preda, uno che scappa, da l’idea di essere uno che ha paura, che non ha coraggio…poi come animale da compagnia è molto socievole e mostra di non aver paura di niente…..ma la verità è che alla fine è sempre e solo un pollo!!!

E come non pensare a lui, Tacchino Ripieno sotto falso nome, che apprezza le gallinelle che “annacano” l’anca, che tanto dopo i 13 anni… tutto fa buon brodo, non solo gallina vecchia, preferibilmente nostrana, insomma roba italiana.

Un pensiero affettuoso infine anche a Gallinella Pollastrella sotto falso nome che lei il suo coniglio l’ha acchiappato e adesso sta finendo di covare il suo uovo, che in meno di una settimana farà capolino il suo pulcino, e non speriamo che sia femmina perché lo sappiamo già che lo è.

Che dire di più??? Siamo una grande famiglia, uniti nelle nostre diversità da un destino comune, siamo tutti un po’ toccati in testa, carne quasi da macello!!!

Allora usciamo dal pollaio e buttiamo via le chiavi!!!

Tanto gli effetti collaterali si vedranno fra 100 anni.

tra domenica e lunedi

post

 

 Vuole le sue mani addosso e le sue labbra che scivolano su ogni centimetro del suo corpo…

quei gesti così semplici e intensi che portano alla completezza, accompagnano una musica, e i minuti, le ore che vorrebbe durassero una vita, ma non è più vita, o non ancora, ma tutto intorno è vita, adesso.

La lastra di marmo di una vecchia cucina di campagna, all’apparenza così fredda, bianca, con quelle venature che in realtà pulsano ad ogni battito, così dura, e spessa, e forte, quante mani vi hanno impastato farina per il pane, battuto carni fino al sangue, steso la pasta per le lasagne.

Il forno a pietra è vivo, e non è ora di mangiare ma se non altro riscalda l’ambiente con quel fuoco ardente che è meglio di un camino, lo stesso colore, la stessa magia, quante voci ha sentito quel grande orecchio di pietra intorno a quel fuoco, quante bocche affamate aspettare quelle pizze, quanti odori sprigionati da quell’enorme fonte di fuoco.

Il vino è ossigenato e attende nei calici dita sottili che li sollevino, li unisca in un tintinnio, che occhio a chi brinda più in alto vuol dire che ama di meno, e li accompagnino a dissetare e confondere, inebriare, e abbassare poi, come i calici, le barriere, le inibizioni.

Il merlo ha cantato e poi il grammofono è partito.

La colonna sonora di quanta tenerezza è possibile senza indugi e ripensamenti, se solo fosse possibile, che le mani addosso altro non fossero che carezze, le labbra che scivolano che siano baci, tutto quello che serve all’amore, e oggi non basta.

Un abbaglio

 

Ieri sera sono andata a casa di un’amica che festeggiava il compleanno.

Il suo primo invito per la sua prima cena, con le sue cose, nella sua casa.

In questo periodo lei è felice.

Si vede da come cammina, così leggera non soltanto per il suo piccolo peso, da come sorride con serenità, dai suoi gesti, i suoi modi, così leggeri e così carichi di garbo e dolcezza, dalle sue attenzioni verso quel mondo che gradevolmente l’ha accolta, dalle sue risa di cuore con quel suo animo, anch’esso leggero.

Si vede quella luce negli occhi di chi è felice.

Di quella luce mi sono riflessa e per lei io sono felice.

Settembre

 

Oggi mi sento come un fiume in periodo di secca dopo un we di piogge battenti.

Il settembrino bellino.

Questo mese mi appartiene, da sempre.

Da piccola lo spremevo al massimo, la fine dell’estate, gli ultimi giorni di mare, le gare di nuoto prima della chiusura del lido, poi più in là il bagno vestiti, i nuovi diari della scuola da scambiarsi con gli amici, lasciare una dedica, una firma, un cuoricino con una freccia, i giorni degli addii, degli arrivederci alla prossima estate, della serie non cambiare, stessa spiaggia stesso mare, il primo giorno di scuola, spesso legato a me, o a mio padre, alle nostre candeline, ora comincio a capire perché io avessi voglia di vederle aumentare, lui paura…

Poi il periodo dell’università. Settembre è diventato un mese qualunque, meno mare, meno amici, meno amore, qualche giorno cerchiato in più da ricordare, questo primo settembre, il compleanno di un amico, che purtroppo oggi non c’è più, il mese degli appelli dopo un’estate che come si fa a studiare con questo caldo, ho mantenuto il desiderio di crescere, e a settembre crescevo ogni anno di uno…

Ed eccoci qui a questo settembre che è appena cominciato ed è ancora tutto da scrivere.

 Mi sento più contenta, che agosto è finito, che tanto posso ancora andare a mare perché il tempo qui lo permette, che intanto comincia il primo fresco, l’aria è più pulita, le idee più chiare, gli intenti precisi, è il mese delle sagre, dei sapori, dei colori, il mese dei fichidindia e del pistacchio, della candelina, che quest’anno ricomincia da uno.

Come un fiume che ricomincia a scorrere.

Buon lunedì, buona settimana e buon settembre a tutti.

La buona azione quotidiana

 

Oggi ho ceduto alla tentazione, ho soddisfatto un desiderio e mi sono coccolata.

Stamattina mi sono svegliata con un chiodo fisso in testa, una voglia irrefrenabile di gelato alla fragola…

…le ore passavano, ma la voglia no.

Allora mi son chiesta se mai qualcuno o qualcosa mi impedisse di soddisfare il mio desiderio, e la risposta è stata negativa, dipendeva solo da me, dalla mia volontà.

Mi sono sentita padrona di decidere per me e ho deciso che volevo assecondarmi.

Ho preso la macchina e sono uscita, non volevo accontentarmi di una gelateria qualunque, una volta che fai il peccato, fallo completo, ho pensato…

…sapevo esattamente dove trovare il miglior gelato, e lì sono andata.

“Un cono fragola e panna, per favore”.

A coccolarsi ci si sente bene e io adesso sto meglio.