Archive for the 'Suggestioni' Category

A mano a mano

Immaginecu 002

 

Due!

 

Ecco un altro, adesso.

Come al solito non è cambiato nulla.

Mi fa quasi ridere la scontatezza di certi avvenimenti,

il susseguirsi, il ripetersi, di certi corsi e ricorsi.

Anche, alla lunga, dei medesimi risultati.

Per me stavolta è diverso.

Per la prima volta sento che mi manchi, perché per la prima volta sento la tua assenza.

Ma che me ne faccio di quel tuo sguardo finto, di quel sorriso muto, di quella vicinanza quasi beffarda? Di tutto quello di cui non posso disporre. Che me ne faccio di te, che tanto non ci sei?

Perchè dove sei quando avrei bisogno di te, mi dici dove cazzo sei???

Si dice niente nuove, buone nuove, ma insomma in mezzo ci sono migliaia di cose.

Che ne sai di quello che faccio, di quello che mi succede, di quello che devo affrontare, del consiglio, dell’appoggio, del sostegno che vorrei e se lo voglio devo chiedere altrove, di come sto, cosa mangio, come dormo, come mi vesto, che cosa ne sai di me???

E allora mi inventerò qualcosa di nuovo, scongiurando il num. 3…

…che ci sono altre cose grandi e serie a cui pensare, e ancora una volta dovrò pensarci da me.

Giro di boa

 

Ho fatto una calata, senza fermarmi sono andata avanti anche oltre me, mi sono spinta fin dove l’immaginazione e la fantasia, i desideri e i sogni naturalmente mi portavano, sono scesa nel profondo e lì ho raggiunto i miei obiettivi, tutti, e sono stata felice.

Da un paio di giorni sono tornata a casa, con la mia realtà e con i suoi aspetti, è finito il riscaldamento.

Guardo in su e penso che ora comincia la salita, il ritorno a tutto quello che con gioia ho costruito per  esorcizzarlo lasciandolo poi lì al suo destino.

Togliendo i massi grossi e spianando un po’, aspettando la marea, a coprire.

Ho affrontato l’onda, l’ho cavalcata e ho girato la boa.

Quando poi la marea si ritirerà tornerò al mio mondo sommerso, cercherò un punto con i verdi germogli e lì costruirò la mia casa nel bosco.

Durante una partita di calcio mi son seduta e ho scritto

 

Sono tornata a casa…

Il tempo non sembra passato, invece sono quasi 30 anni.

La signora mi osserva e sorride, e in silenzio mi segue con amorevole sguardo. Tutto è uguale, ai miei ricordi, o forse a ciò che credo di ricordare e che invece nel tempo mi è stato semplicemente raccontato.

Vedo i mobili, la loro posizione, se mi avvicino riesco anche a toccarli.

Nella mia stanza la luce è calda, e voltandomi, in un angolo, scorgo una bimba bionda poggiata al muro e sulle punte, mi guarda, e mi sorride.

Mi avvicino, ma la bimba scompare in un raggio di sole, al suo posto, dei tratti scolpiti nel muro dal basso fino a dove, quasi, avevo visto i suoi capelli, e tutto è chiaro.

Sembra ieri.

Le emozioni sono forti, ma non è ancora tutto.

Dal corridoio mi raggiunge la signora, in mano una borsetta di stoffa colorata.

“L’ho conservata, chissà un giorno fosse tornato qualcuno a chiederla”.

La guardo, la apro.

Dentro solo qualche biglia…chissà quanto le avrò fatte rotolare…, un braccialetto di perline ed una figurina, di Batman…quanto l’ho sudata in cambio delle mie biglie più belle, dal mio primo battito, del piano di sopra…

Nel tempo in questo non sono cambiata, cedo un pezzo di cuore per un pezzo di un altro, e così sento il cuore più grande.

In quel momento tutti i miei pezzi li sentivo battere, e una sensazione salire.

Raggiungo la finestra a corto di respiro e guardo fuori con lo sguardo bagnato, gli alberi intorno l’edificio, la distesa di granoturco e quel colore così raro…ricordo quanto amore per quel verde che mai in nessun posto avrei più rivisto, il desiderio perenne di una casa in campagna…pensavo ormai che un colore così esistesse solo in un pc, non in natura…

Pensavo tutto questo in silenzio.

Spezzato, alle mie spalle, dalla voce della signora:

“Non li ho mai dimenticati, quei due piccoli laghetti di una bimba, che forse non capiva, ma sapeva, che stava per andare”

Mi volto.

“Erano pieni di lacrime, e adesso li rivedo proprio qui, davanti a me”

Lascio scendere una lacrima, poi un pizzico allo stomaco.

Sorrido:

“Non preoccuparti, amore, un giorno se vorrai tornerò con te”

 

una dose

 

Ti ho sniffato oggi,

a piccole dosi, fino a non lasciare quasi niente di te.

C’era la tua casa, il tuo parquet, la tua finestra,

la lavatrice, il mocio ed il secchio,

le mie forbicine, i miei smaltini, le mie aspirine.

Tutto era al suo posto, anche nel disordine,

due piatti, due bicchieri,

e una bottiglia di vino rosso sul finire,

lo stipetto, il cioccolato, i biscottini al limone,

quelle salsine…ancora…non le buttare.

Ti ho trovato, ti ho consumato, ti ho conservato.

Così, per la prossima.

Buon we.

 

Uno!

 

Uno solo, adesso.

 

Mi hai parlato di comunicazione e poi fino all’ultimo sei rimasto tra le righe,

  

ma ancora peggio

 

Stavo scendendo da quella macchina senza lasciarmi nemmeno quelle poche, brevi righe

 

Ti ho dato io, ancora, carta e penna,

lungo quel viale, e su quelle scale,

 

ancora.

 

Quando le parole non bastano

 

Che dire

A volte i sogni sono così reali che quando ti svegli ti chiedi se hai realmente vissuto quello che hai visto,

che hai sentito

finché vivendo non ti rendi conto di aver soltanto sognato

La realtà, invece, a volte è così irreale da sembrare un sogno bellissimo

quando ogni cosa è esattamente come la vorresti,

come, dove e quando sei felice di viverla,

e la vita non ti basta mai.

O piuttosto un incubo dal quale vorresti svegliarti e dimenticare,

come se non avessi vissuto

Che dire

sogni, realtà, incubi e desideri

si susseguono e si intrecciano, si superano e si completano.

Andando a dormire ti domandi cosa sognerai

e svegliandoti sei curioso di ciò che ti aspetta domani,

se quel domani avrai l’impressione di averlo già vissuto

come un copione di un film che conosci a memoria

ma di cui non distingui l’inizio e la fine.

Che dire

quando aspetti il colpo di scena che risolva gli intrecci

Non dire niente

e fino alla fine resta in silencio.

 

A che gioco giochiamo?

Questo gioco sensuale di colori,

il verde come la speranza, il giallo della gelosia, dell’attesa, il rosso della passione, della rabbia, che ti frena, ma al tempo stesso ti invoglia

Quanti colori un giorno potrebbero diventare uno, che li contiene tutti,

il bianco.

Un angelo mi ha detto che è il mio colore alla nascita e mi ha chiesto di usarlo, in estate, e magari lo ascolterò, un paio di ali nuove e spicco il volo, verso quel bianco che vuol dire tanto, tutto e il suo contrario…

Ad esempio purezza, di spirito e di animo, e me lo cucio addosso, il bianco di una nuvola, il bianco di una schiuma, di un’onda in uno scoglio, il colore della seta, il colore dei fantasmi, nascosti sotto ad un lenzuolo…

Oppure il nulla, una tabula rasa, un foglio di carta, una pagina nuova, su cui scrivere una nuova storia…

Allora si tutti i colori che adesso si inseguono, e si corteggiano, e si stuzzicano, sfumeranno come i sogni ed i pensieri, e sbiadiranno le foto, ed i ricordi…

Servono parole a dare voce ad i colori, servono fatti per mantenerli vivi.

Che questa settimana sia colorata per tutti.

L’ombra del tempo

lombra_del_tempo_1.jpg

Spesso ci vuole così poco a  voler bene,

una parola buona detta quando conviene,

un po’ di gentilezza che vale una carezza,

un semplice sorriso che ti baleni il viso,

il cuore sempre aperto per ognuno che viene,

ci vuole così poco a voler bene,

 ma quanto ce ne vuole, spesso, per dimenticare.

Spiegato l’inganno, forse… (della storia lunga precedente)

Era stato sulla strada statale, allo spuntar del giorno, quando anche il secondo caffè aveva chiuso.

Lui le aveva detto che cercava una giovane donna che dormisse accanto a lui per qualche tempo, aveva paura d’impazzire, e voleva pagarla, era una sua idea che bisognasse pagare le donne perché impedissero agli uomini di morire, d’impazzire.

Lei gli aveva detto che una donna pagata sarebbe lo stesso che niente, ma lui era sicuro di volerla così, senza amore per lui, solo il corpo; l’aveva accolta con circospezione e una certa freddezza, aveva chiesto di non sapere il suo nome né il suo cognome, non aveva detto il suo e lei non aveva domandato niente.

Il ricordo ora è confuso, doloroso, era una richiesta umiliante, e più volte lei aveva chiesto:

“Perché il denaro?”

“Per pagare. Per disporre del tuo tempo come io ho deciso. Per mandarti via quando io lo voglio. E sapere in anticipo che tu mi obbedirai. Per ascoltare le mie storie, quelle che invento e quelle che sono vere”

Passano tre mesi dalla fine di questa storia inventata.

Poi una notte, molto prima che faccia giorno, lo vede seduto in quello stesso caffè dove tutto è cominciato, è solo, gli si avvicina: 

 “Volevi pagare il tempo passato nella camera per pagare del tempo perduto da una donna?”

Probabilmente.

Se solo non  tutto il tempo fosse andato perduto, se avesse ammesso di averne bisogno, di altro tempo, e ancora di lei.

La guarda, in quegli occhi che ha visto ridere e piangere tante volte in quelle notti, non dice una parola, non ci riesce, lei si volta e si allontana, senza più girarsi.

Avrebbe voluto dirle tante cose, fermarla, e tenerla, come nei suoi ricordi, lasciandola andare via.


La strada

Una strada può essere lunga o corta ma se non fai il primo passo sicuramente sarà lunghissima (Autore Giapponese)
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